
si spreca una vita a costruirsi il personaggio. non troppo falso nè troppo onesto. qualcuno che riesca a rendere impercettibile la differenza tra la maschera e l’originale.
un giorno forse si butteranno queste maschere che portiamo sul volto senza saperlo.
per questo è tanto difficile identificare gli uomini che incontriamo. che sul marciapiedi ci scontrano addosso la faccia. quelli che parlano negli uffici. che cantano dalle finestre saghe famigliari all’ora della cena e si apprestano lungo le strade a squadrare ogni passo svelto di chichessia in mezzo al traffico. forse tra i tanti, tra i milioni, c’è quello in cui viso e maschera coincidono e lui solo potrebbe dirci la parola che attendiamo da sempre. ma è probabile che poi, egli stesso, non sappia del suo privilegio o non gli abbia mai affidato questo nome.
e allora forse anche il gioco della maschera rinsecchirà asciugato dalle sue stesse convenzioni. il bluff si blufferà da solo. chi abbia cominciato per primo, questo non lo so… chi il criminale che anche oggi rende così ovvia la mia maschera di faccia. una tra le tante. impossibile da dimenticare. e difficile da ricordare.