capita spesso che una voglia tremenda mi risalga dalle caviglie fino agli occhi. quasi uscisse dalle pupille. quasi esplodessero le pupille. una voglia di finire tutto qui e di non combattere più. di non guardare più questi resti sudici. di non osservare allo specchio una faccia che non conosco. un corpo che mi schifa. di non sentire più il ribrezzo…
non so come ho fatto, nel tempo, a farmi così schifo senza fare nulla di tremendamente devastante.
c’è gente che dovrebbe ammazzarsi ogni giorno. invece continua a vivere. e anche bene. senza rimorsi di coscienza o forti disagi esistenziali.
poi ci sono io. che devo avere un ego molto smisurato per scrivere queste cose su un un cazzo di socialnetwork alla mercè del mondo. ma che cazzo me ne frega.
che cazzo me ne frega.
tanto poi… per quello che vale. tutto passa. pubblichiamo le nostre minchiate e tutti leggono e poi dimenticano. ma è così.
la vita continua anche senza di noi. che siamo lontani ormai.
come ho fatto? come ho fatto a credere che potesse avere un senso tutto questo? che dopo un po’ di sofferenza tutto sarebbe andato a posto? la felicità non l’ho mai chiesta a piene mani. ho solo desiderato leggerezza. un po’ di serenità e un senso. sì, quello l’ho chiesto. l’ho cercato.
e poi le persone. ho cercato una persona. ho cercato un’anima che potesse trovare giusta la mia, di anima. Non so se l’ho trovata. a volte credo di sì. a volte non capisco. e il resto neppure. anche il resto non capisco.
sarebbe giusto finire qui. quando ancora rimane un po’ di slancio. quando ancora potrebbe dirsi o darsi tutto. ma non è.
finirla in un punto imprecisato. senza un motivo comprensibile.
sotto dettatura. una fine che si autoconvoca e non lascia più niente.
quando ci sono io non ci sei tu. quando ci sei tu non ci sono io.